Eclissi di Ezio Sinigaglia. Vincitore Modus Legendi 2020

Modus Legendi nasce nel 2016 con l’intento di portare in classifica nazionale libri di qualità: ogni anno viene selezionata e presentata con schede e recensioni una cinquina di titoli e nei giorni successivi si aprono le votazioni per scegliere quale di questi libri portare in classifica. La scelta viene fatta compilando un form online, a scatola chiusa, un po’ come si fa in libreria quando scegliamo un titolo in base ai nostri criteri personali: autore, trama, copertina, consiglio dei librai, prime righe, sesto senso del lettore. Il libro più votato vince Modus Legendi e chi ha partecipato si impegna a comprarlo (anche se non si tratta del titolo su cui aveva scommesso) in una precisa settimana indicata dagli organizzatori. Solo in questo modo infatti è possibile dare un impulso alla classifica, spingendo in alto un libro meritevole che per situazioni contingenti difficilmente avrebbe la visibilità dei grandi dell’editoria. La cinquina infatti è pescata nel mare dell’editoria indipendente e l’unico criterio è la qualità.

L’edizione del 2020 è stata vinta da Eclissi di Ezio Sinigaglia, pubblicato da Nutrimenti casa editrice.

Purtroppo la settimana di acquisto è coincisa con le prime misure di contenimento causa Covid-19: non ancora in pieno lockdown ma già con le prime misure cautelative e la conseguente ansia generalizzata, fattori che probabilmente hanno dissuaso molti dal recarsi in libreria. Sono infatti solo gli acquisti nelle librerie fisiche, sia indipendenti sia di catena, che contribuiscono a creare la classifica sulla quale vuole incidere Modus Legendi.

Quest’anno ho partecipato per la prima volta a questa iniziativa e sono riuscita a recuperare la mia copia in extremis. In questi giorni strani anche la lettura segue ritmi diversi ma sono contenta di aver scelto proprio questo romanzo dallo scaffale dei libri in attesa: già la prima impressione è ottima, sia a livello visivo che tattile, c’è molta cura nella scelta dei materiali e dei dettagli grafici, e devo dire che questo mi ha aiutato a iniziare la lettura, anche se a un livello piuttosto istintivo.

Eclissi parte dal viaggio dell’architetto triestino Eugenio Akron in una sperduta isola nordica in occasione di una eclissi totale di sole. Nei giorni di attesa e ambientamento veniamo a conoscere meglio questo personaggio che alla soglia dei settantanni decide di assistere alla sua prima eclissi, ossessionato dalla ricerca della domanda che dia senso alla sua intera esistenza. Gli fa da controcanto una vedova ottantenne americana, collezionista di eclissi, con la quale nasce un’inattesa amicizia. A fare da sfondo la natura primitiva del fiordo, dove neri basalti accolgono distese di erba verde al primo disgelo, mentre l’oceano rimane sullo sfondo, lontano.

Caratteristica principale di questo romanzo è il linguaggio e l’ironia con il quale è governato dall’autore. La prosa è ricchissima, a volte talmente ornata e prolissa da sembrare uno sfoggio di abilità, ma subito cambia registro e si fa lirica, ironica, onirica, sperimentale. C’è un doppio viaggio nella storia di Akron e nel linguaggio, che viene malleato ai fini della narrazione come metallo incandescente mantenendo sempre fluidità di lettura, in un miracolo di equilibrismo.

Lo si apprezza soprattutto nei dialoghi dove Sinigaglia inventa una nuova lingua per i suoi personaggi: mentre Akron si rivolge a Mrs Wilson in inglese, lei gli risponde in un italiano americanizzato, reso sonoro sulla carta con le sue tipiche deformazioni e errori di traduzione; gli abitanti del luogo usano invece un inglese reso secco e aspro, contaminato da influssi nordici ma ancora intelleggibile. Ci sono poi nei flussi di coscienza interiori del protagonista molti termini e espressioni in triestino.

“È prjoprjio strjano, sai, Eugene”, disse Clara a questo punto, alzando dal libro lo sguardo di tenero verde e gli occhiali a lunetta, “che voi in Italia chiamati l’inferjno e l’inverjno quasi con stessa parjola, mentrji riguarjdando i tèmpe/ratjùri sono giusto l’oppòusito!”. “It’s a very sharp notation, Clara, I compliment you, but Italian and English do often conflict on these thermal matters. Think only of this: we name “caldo” just the opposite of your “cold””. “Oh, Eugene!”, sorrise Clara con un lampo giocoso degli occhi. “Vorrjesti dirje che in inferjno noi anglo-saxoni siampo suppousti di sentirje too hot e voi italiani di sentirje too cold?”. “May be, Clara, who knows?”.

Procedendo nella lettura, si entra in questa spirale linguistica e quasi non ci si accorge delle cesure tra un linguaggio e l’altro, presi come si è dalla bellezza delle descrizioni, dal sapiente narrare che si dipana lentamente verso la sua conclusione raccogliendo a ogni giro nuove storie, nuove suggestioni, che danno significato a quanto appreso nelle pagine precedenti, fino ad arrivare al finale, inaspettato e glorioso.

Eclissi è un romanzo breve, 112 pagine, che ben si è accordato allo spirito di questi giorni, in parte perché ha soddisfatto il mio desiderio di viaggiare in luoghi selvatici e maestosi (i basalti neri mi hanno riportato a certi paesaggi dell’Alaska, con la pietra nera screziata dal bianco dell’ultima neve), in parte perché ha appagato la mia curiosità per una lingua vivida e nuova.

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