Pensa il risveglio di Alessandro Cinquegrani

In questi giorni ho letto tantissimi libri: sentivo il bisogno di staccare, di isolarmi, di distrarmi. Sono state letture di salvataggio, che mi hanno lasciato qualche riflessione ma nessun segno indelebile. Bicchieri di acqua fresca in una giornata assolata.

Pensa il risveglio di Alessandro Cinquegrani è tutta un’altra cosa: ho consumato il blocchetto dei segnalibri, ho tenuto matita e righello sempre vicini durante la lettura e, quando l’ho finito, ho capito di aver trovato uno di quei romanzi che piacciono tanto a me: capace di emozionarmi, di sorprendermi, di interessarmi; il tutto con un linguaggio e una cura sempre all’altezza.

Se gli altri libri erano acqua, questo è un cocktail ben strutturato: alcol, ghiaccio, scorza d’arancia e quell’elemento insolito che non sai definire al primo sorso e che ti porta a finire il bicchiere.

Pensa il risveglio inizia con una scena dal forte taglio cinematografico:

Il serpente umano è stretto tra i palazzi. Nella curva ad angolo retto si piega, annaspa, ma ripete il suo verso: Libertà! Libertà! L’enorme ologramma della ragazza ammiccante sembra rispondere con la sua voce sensuale ma dentro una sfasatura del tempo, un fuori sincrono: Acqua Bagnodiluce. La fluorescenza che disseta. Il professor Morini è nell’ufficio del Ministero della Selezione, lo attende lì, in virtù di un vecchio privilegio. Misura le geometrie della luce nel vetro antisfondamento, mentre li osserva. Hanno pulsazioni visibili, ambizioni di vita. Eppure dovrebbero capire, dovrebbero pensare alla sopravvivenza dell’uomo sul Pianeta Terra.

Sembra quasi di vedere la scena: una folla di persone che protestano, stretta tra gli alti edifici di una città familiare ma dagli accenti distopici, la cinepresa posta in alto, alla finestra di un palazzo del potere, Morini sta per incontrare il Ministro, ci chiediamo già perché, dove, quando. Cosa stiamo leggendo? Cinquegrani accompagna il lettore in un labirinto letterario in cui a ogni svolta ci sembra di capire quale sia il percorso da seguire, per poi perdere di nuovo l’orientamento.

QUESTA STORIA È MANIPOLATA, RICORDATELO. NON TI FIDARE DI NESSUNO.

Così scrive Alberto su una copia di Austerlitz di Sebald che ha trovato sul comodino di Lorenzo, nella camera dal letto di Lorenzo, mentre Caterina, la moglie di Lorenzo, dorme accanto a lui.

Lorenzo è scomparso e la vita di Alberto prende una svolta improvvisa: diventa il regista del film in cui era attore, diventa il padre della bambina che Cate porta in grembo. Ma ci sono crepe, crepe dappertutto. Può fidarsi di questa realtà?

Nell’esergo del romanzo, Cinquegrani ci avverte “Ma sei sicuro che sia la tua realtà quella giusta?”. E la lettura procede allora attenta e circospetta, in cerca di una breccia nel muro del labirinto che spieghi le piccole incongruenze, le crepe, le ripetizioni, i cambi improvvisi di scenario.

Il romanzo si costruisce su una continua dualità: Morini/Gerhard; Alberto/Lorenzo; Speer/Mengele; il mondo di sopra/il mondo di sotto; il bene/il male; l’arte/la rovina.

Ci sono parole e immagini che tornano ossessivamente: daini, schiuma, flixbus, scolopendre, rovine, risveglio. Ogni elemento di questo puzzle esploso trattiene una parte del suo significato, per poi svelarlo quando tutti i pezzi vengono ricongiunti, in un sollievo collettivo di personaggi e lettori.

Una delle abilità dell’autore è stata riuscire a coniugare una trama d’azione, che attinge a un forte immaginario cinematografico, con riflessioni esistenziali, supportate da una consapevolezza molto forte.

Alessandro Cinquegrani, professore di Letteratura comparata all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è un saggista e uno scrittore di narrativa, un uomo dai molti interessi e dal pensiero profondo, tutti elementi che convergono e si amalgamano in quest’opera, sfaccettata e multiforme così com’è la realtà e l’interpretazione che noi ne facciamo.

C’è tantissimo in queste pagine su cui riflettere: temi sociali come il nazismo e la concezione del male; temi intimistici come la tendenza a voler sparire; il rapporto con i padri, la scoperta del tempo, il diventare padri. Il rapporto con la realtà.

È un libro politico, anche, nel momento in cui ci chiede chi siamo e che rapporto abbiamo con il male, con il bene.

Non vuole cadere in piedi, vuole assumersi la sua responsabilità, piccola, minuta, forse inutile, ma vuole disegnarsi un piccolo cerchio di gesso intorno, e rispettare un’etica minima, piccola, che gli impone di non fermare il tempo, lasciare che uccida una volta di più il fascismo, il nazismo, Hitler e Speer, Hitler e Mengele. Basta così poco per essere delle persone degne.

Sei una persona buona, ripete Cate ad Alberto, Arianna ad Alberto. Nonostante la fatica, le esitazioni, le paure, il rischio di perdersi. Non esiste perfezione nella realtà, ma possiamo scegliere. Dobbiamo scegliere.

Il titolo, così evocativo, così perfetto per questo romanzo, viene da una poesia di Umberto Saba, poeta caro all’autore:

Neve che turbini in alto ed avvolgi
le cose in un tacito manto,
una creatura di pianto
vedo per te sorridere; un baleno
d’allegrezza che il mesto viso illumini,
e agli occhi miei come un tesoro scopri.

Neve che cadi dall’alto e noi copri,
coprici ancora, all’infinito. Imbianca
la città con le case e con le chiese,
il porto con le navi; le distese
dei prati, i mari agghiaccia; della terra
fa’ – tu augusta e pudica – un astro spento,
una gran pace di morte. E che tale
essa rimanga un tempo indeterminato,
un lungo volger d’evi.
Il risveglio,
pensa il risveglio, noi due soli, in tanto
squallore.
In cielo
gli angeli con le trombe, in cuore acute
di laceranti nostalgie, ridesti
vaghi ricordi, e piangere d’amore.

Umberto Saba, Neve in Canzoniere, Parole, 1934

Pensa il risveglio è un romanzo sorprendente e commovente, di quelli che ti arricchiscono a ogni pagina, senza mai perdere il gusto della narrazione e della parola. Fa parte della collana Sperimentali di Terrarossa Edizioni, una piccola casa editrice dagli standard qualitativi altissimi.

Piccola curiosità: il racconto dell’autore “L’uomo che scrive lettere d’amore” è stato scritto per la raccolta Hotel Lagoverde (recensita qui) e contiene la fase germinale di questo romanzo.

Pensa il risveglio di Alessandro Cinquegrani, Terrarossa Edizioni, 2021.

Milk

Venerdi sera su Rai Cinema ho visto per la prima volta Milk di Gus Van Sant. Il film è uscito in America nel 2008, in Italia nel 2009.

Non sono un’esperta di cinema e solitamente mi limito alla visione di film leggeri, poco impegnati. Non è per snobismo o ignoranza, c’è stato un periodo in cui non mi perdevo un film, si tratta soprattutto di difesa personale. Mentre la lettura ha bisogno di un tempo dilatato per essere fruita, permettendo alle idee e alle emozioni di sedimentare, un film dura al massimo un paio d’ore e ti catapulta in situazioni e ambienti che spesso sono sconosciuti. La mia sensibilità, decisamente patologica, mi porta a soffrire con i protagonisti non solo per il tempo del film ma anche per i giorni a seguire. Spesso dopo essere stata al cinema non riesco a prendere sonno e un turbine di pensieri agita le notti e i giorni successivi. Un po’ alla volta ho smesso di vedere i film di denuncia, quelli tratti da storie vere, quelli drammatici e quelli violenti, per la disperazione di Mr Fog che è costretto a sorbirsi commedie americane, anime (film di animazione giaponesi) e film per ragazzi.

Ogni tanto riesco a fare un’eccezione, magari perchè mi sento particolarmente forte o tranquilla, e così l’altra sera ho visto tutto il film, non senza aver letto prima la trama su wikipedia per evitarmi colpi di scena particolarmente dolorosi…

Non vi darò un giudizio critico sul film, ne trovate quanti ne volete sui siti specializzati, ma per quel che conta a me è piaciuto. Il tema è interessante, si parla  della carriera politica di Harvey Milk, un attivista  omosessuale nella San Francisco degli anni ’70. Ammetto la mia completa ignoranza, ma non sapevo quali fossero le terribili condizioni di ostracismo e violenza a cui era costretta la comunità LGBT americana e la difficile battaglia per difendere i propri diritti costituzionali. Il film rende perfettamente la situazione dell’epoca: la paura della polizia, i giudizi della gente, la forza dell’associazionismo che dava speranza a tanti ragazzi e ragazze che si sentivano sbagliati, diversi, condannati all’infelicità.

Ho sempre provato avversione per il bigottismo e simpatia per le minoranze. Fin da piccola. Spenta la televisione mi sono interrogata a lungo sul perchè l’omosessualità sia così osteggiata e perseguitata e da lì sul perchè siamo sempre ostili verso chi è diverso da noi. Non si tratta solo di preferenze sessuali, razza, paese, ma anche di cultura, fede politica, religiosa o calcistica. Ogni pretesto è buono per erigere barricate, definire buoni e cattivi e agire in nome di chissà che ideali, calpestando i più elementari diritti umani. Come se nell’uomo ci fosse una riserva inesauribile di odio e violenza. E poi mi chiedono perchè non riesco a prendere sonno…